CINEMA
Giovedì, 11 Maggio 2017 19:11

LA GUERRA DEI CAFONI

Proiezione del film LA GUERRA DEI CAFONI /
Venerdì 12 maggio / ore 19
Sabato 13 maggio / ore 19
Domenica 14 maggio / ore 19

ANCHECINEMA Bari
Biglietti al botteghino dell'AncheCinema
INTERO 6€
RIDOTTO 5€ con AncheCinema Card

INFO SMS/WhatsApp 329 611 22 91

Parcheggio convenzionato in Corso Italia 45 (altezza via Manzoni)

A Torrematta, territorio selvaggio e sconfinato in cui non vi e` traccia di adulti se si esclude il gestore di un capanno-bar, ogni estate si combatte una lotta tra bande: da una parte i figli dei ricchi, i signori, e dall'altra i figli della terra, i cafoni.

A capo dei rispettivi schieramenti si fronteggiano il fascinoso Francisco Marinho e il cupo Scaleno. Si combattono dalla culla, trascinando nel conflitto di classe i propri "soldati".
Davide Barletti e Lorenzo Conte sono riusciti a portare con successo sullo schermo un progetto che sulla carta avrebbe potuto sembrare troppo ambizioso.

A partire dal casting, formato da adolescenti alla loro prima esperienza cinematografica chiamati a interpretare con un dialetto stretto, (i cafoni) tanto da necessitare dei sottotitoli, un passaggio d'epoca per loro lontanissima. Un lungo percorso laboratoriale li ha condotti a prestazioni di estrema naturalezza fondamentali per l'esito di una messa in scena complessa, ispirata al romanzo omonimo di Carlo D'amicis.

Il prologo, con la sua netta distinzione medievale tra chi era il padrone e chi il cafone, funge da chiave di lettura per l'intera opera. Perché poi si passa agli anni Settanta in cui le due bande formate da chi ha troppo e chi non ha nulla si combattono senza tregua cercando al contempo di conoscersi.

Un santo protettore dei cafoni che si chiama Papaquaremma, un cane di nome Mosè e un ragazzo e una ragazza (Francesco Marihno e Mela) che, come Romeo e Giulietta appartengono alle classi opposte, possono essere validi esempi di un rimando ad archetipi narrativi forti.

Si avverte anche un'eco de Il signore delle mosche di Peter Brook senza però che vi sia la benché minima perdita di originalità. Perché qui il dramma è temperato dal sorriso suscitato dal personaggio del piccolo Tonino ma soprattutto perché l'analisi socio-antropologica di quell'Italia che non c'è più è acutamente aspra e priva di eufemismi.

Il conflitto sociale sta per mutare la propria esplicita conflittualità per sprofondare in fenomeni che, se non fossimo nell'assolata Puglia, definiremmo carsici. A prevalere in questa mutazione è la temibile figura di Cuggino che segna l'ingresso ufficiale della malavita organizzata nel tessuto sociale I cafoni non vogliono diventare delinquenti, come viene detto in un battuta, ma i delinquenti sapranno come progressivamente espropriarli della loro valenza che ha radici ancestrali.

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